- Fai
- Dalla Dashboard apri «Legami» — in Modalità Semplificata si trova dietro «⋯ › Altre opzioni ›», dall’Intermedia è in vista — sia sull’App Android sia nella WebApp. Il primo livello dei legami non chiede nulla ed è presente fin dal primo log che archivi con MemoKen: dove è finito il log, e dove l’app lo aveva proposto. Per il secondo — entità e relazioni — scarichi da Impostazioni → «Grafo di conoscenza» un modello che gira sul dispositivo, telefono o browser. Una sezione, e quello che scegli lì è una profondità, non un modello: due schede con un pallino, «Entità» ed «Entità e relazioni», ognuna dice in una riga cosa mette sulla mappa e cosa costa. Dentro ogni scheda c’è un solo modello in vista — quello in uso, oppure quello consigliato per il tuo dispositivo, con il peso scritto sul tasto — e le altre taglie stanno sotto «Altri modelli». Sotto «Entità» ci sono quattro dimensioni — 201, 331, 379 o 647 MB; sotto «Entità e relazioni» due voci, e nessuna delle due è una dimensione più grande: 325 MB e, dalla 0.1.74, 411 MB, e trovano anche le relazioni tra le entità — cioè le linee della nuvola stesse. Qualunque tu scelga, un solo modello è segnato come attivo, e la mappa legge quello. La prima dichiara ventidue lingue, la seconda sei — italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese — e si ferma lì. Il secondo livello chiede anche che la precisione della memoria non sia «per nome»: a quel livello la mappa non mostra cosa ha trovato un modello, e lo dichiara. Le relazioni si vedono nella mappa «Relazioni» della stessa schermata, e ci sono tre viste: 2D, 2.5D (predefinita) e 3D. Nella WebApp gli stessi sei modelli girano nel browser, dalle stesse Impostazioni: i file per il browser pesano un po’ di più — 202, 332, 382, 650, 371 e 456 MB — e un modello scaricato da una parte non è condiviso con l’altra.
- Ottieni
- Una nuvola in cui la posizione non dice niente — i pallini stanno dove si sono assestati — e a parlare sono le linee: dove hai archiviato un log, dove l’app ti aveva proposto di archiviarlo, quale blocco nomina quale cosa. Sono legami estratti, non indovinati. Col modello, ogni cosa trovata — persone, luoghi, date — diventa un pallino a cui si attaccano tutti i blocchi che la nominano; la taglia da 379 MB è addestrata su italiano, inglese, spagnolo, francese e tedesco, le altre tre ne dichiarano ventidue — giapponese, coreano, bengalese e russo restano fuori da tutte e quattro, e lì trova meno. Le quattro taglie trovano le cose, non le relazioni fra le cose: persone, luoghi, date. Le relazioni — «abita a», «possiede» — le trovano le due voci dopo le taglie, 325 MB e 411 MB, che non sono taglie più grandi ma un’altra capacità: da lì in poi una linea può nascere da quello che un ricordo dice, e non solo da dove l’hai archiviato. Quella da 325 MB è anche l’unica che dichiara giapponese, coreano, bengalese e russo, ma li ha dal motore su cui è costruita, non da un addestramento sulle relazioni: quanto ci trovi davvero non l’ha misurato nessuno. Quella da 411 MB, un altro motore della stessa famiglia, dichiara sei lingue — italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese — e si ferma lì. Entrambe guardano una finestra di 64 parole per volta: due cose lontane nello stesso blocco possono sfuggire loro. Il terzo livello sono domande dell’app, linee tratteggiate che accendi tu: non sono fatti sul tuo conto e non vengono salvate da nessuna parte. Niente di tutto questo esce dal telefono, o dal browser.